BEFORE THE ALGORITHM
Mi è sempre piaciuto studiare le nuove tecnologie. Leggo, mi informo e osservo con attenzione tutto ciò che riguarda l’intelligenza artificiale. Forse perché ho avuto la fortuna di conoscere molto bene anche quelle precedenti. Appartengo infatti a una generazione che per fare una telefonata doveva trovare una cabina telefonica, avere un gettone in tasca e sperare che qualcuno rispondesse. Per trovare un indirizzo c’era il Tuttocittà, un mattone di carta che viveva sul sedile dell’auto.
Ho comprato libri negli Stati Uniti perché in Italia non esistevano, fotografato negozi, allestimenti e architetture che probabilmente non interessavano a nessun altro e riempito valigie di carta e scatoloni di fotografie.
Oggi basta digitare una parola e il mondo compare in pochi secondi.
Allora il mondo bisognava andarselo a prendere.
Forse è proprio per questo che non riesco a condividere né l’entusiasmo eccessivo né il panico che accompagnano ogni nuova tecnologia. Ho visto arrivare il fax, Internet, i telefoni cellulari, i social network e ora l’intelligenza artificiale.
Ogni volta qualcuno annunciava la fine di qualcosa. In realtà cambiavano gli strumenti.
La differenza continuavano a farla le persone.